La Ceramica Franco Pecchioli e i Chini: una tradizione che continua
La Storia, si sa, è fatta di corsi e ricorsi, e la vicenda di questa manifattura fiorentina è caratterizzata dal perpetuarsi di tradizioni antiche che interagiscono e si miscelano con modernità e ricerca proprio come nella tradizione delle botteghe artigiane del Rinascimento Toscano.
Furono l'orgoglio e l'estro artistico che spinsero il pittore e ceramista Galileo Chini nel 1896 a fondare a Firenze, insieme con altri, L'Arte della Ceramica.
Atto di orgoglio tutto toscano, se non fiorentino, per lavare l'onta per la vendita da parte della famiglia Ginori di Doccia alla ditta Richard di Milano dell'omonima fabbrica di ceramica.
Estro artistico perché in breve quell'avventura si trasforma in una delle esperienze più salienti: "… in Toscana e in Italia per lo sviluppo delle arti decorative". (G. Cefariello Grosso, I Chini a Borgo San Lorenzo, pg. 11, Opus Libri, 1993).
A seguito di alcune incomprensioni tra i soci, Galileo Chini, il direttore artistico, e il cugino Chino Chini lasciano quell'esperienza per, nel 1906, dare vita a Borgo San Lorenzo alla manifattura ceramica Fornaci di San Lorenzo.
Anche in questo secondo caso il successo e la fama sono immediati. La Fornace, dove si producono raffinati vasi a lustro metallico spesso decorati con motivi che riprendono i temi della Secessione viennese e anticipano il Decò, si misura anche con la produzione di vetrate e lavora il ferro battuto.
Questo magnifico crogiuolo di arte e artigianalità viene premiato con il Grand Prix e la medaglia d'oro sia all'esposizione di Bruxelles del 1910 che a quella successiva di Torino del 1911. Sono anni di grande espansione che hanno il loro culmine nel 1923 quando viene concluso il lavoro forse più impegnativo che la Fornace di San Lorenzo ha mai portato a termine: lo stabilimento termale "Lorenzo Berzieri" di Salsomaggiore. All'Esposizione Internazionale di Parigi del 1925, tuttavia, La Manifattura ottiene ancora il Grand Prix.
Durante gli anni del Ventennio e poi della II Guerra Mondiale, la Fornace vive vicende alterne influenzata dal cambiamento dei gusti architettonici e anche dell'ostracismo da parte del Regime per le decorazioni artistiche delle facciate che nel frattempo erano diventate la maggiore fonte di introiti e di fama (si vedano le facciate di numerose ville sulla passeggiata di Viareggio, di Montecatini e di alcuni villini a Firenze, nonché tutto il complesso termale di Castrocaro). Proprio nel Dicembre del 1943, l'aviazione alleata, nel tentativo di impedire la ritirata tedesca, bombarda pesantemente la parte nord di Borgo San Lorenzo (dove si snodava la linea ferroviaria Firenze-Faenza), Chino Chini e la sua famiglia si salvano ma la fabbrica viene quasi completamente distrutta.
Il tentativo, fatto nell'immediato dopoguerra dallo scultore Augusto Chini, di risollevare le sorti della fabbrica fondata dal padre e nel quale aveva già lavorato insieme ai fratelli Tito e Elio, incontra ostacoli insormontabili di ordine finanziario e manageriale che la bellezza dei manufatti, sempre perseguita e garantita, non è in grado di far superare.
Una delle manifatture artistiche toscane più importanti nella storia delle arti decorative e della ceramica del secolo scorso, stante le vicende raccontate, stava concludendo la sua parabola.
Ma, come si diceva, la storia è fatta di corsi e ricorsi.
A Firenze nel 1939 Franco Pecchioli apre un negozio, allora unico nel suo genere, di piastrelle per pavimenti e rivestimenti; nel 1956, l'attività economica del "Signor Franco" con cui collabora il fratello Enzo, è florida e costituisce un punto di riferimento per i grandi architetti che operano in quegli anni a Firenze da Michelucci a Gamberini, da Spadolini a Ricci , da Savioli a Fagnoni.
Franco Pecchioli è legato da un rapporto di reciproca stima con il professor Augusto Chini e sa apprezzare e valorizzare come nessun altro i prodotti della rinata Ceramica Chini ne consegue, quasi automaticamente, la confluenza della Chini nella Franco Pecchioli: un momento di crisi diviene punto di forza per un grande rilancio, anche perché al Professor Chini resta la direzione artistica e tecnica dello stabilimento.
Questo sodalizio si rafforza con l'ingresso quasi simultaneo nell'attività di Giovanni Pecchioli, figlio di Franco Pecchioli e attuale Presidente della Società, e di Vieri Chini che subentra al ruolo del padre Augusto. I due "eredi" operano per 35 anni fianco a fianco e portano a termine un
grande lavoro di innovazione, inventando, e rinnovando la prestigiosa tradizione delle realtà ereditate.
Le nuove generazioni con Leone Pecchioli, nipote di Giovanni, e Mattia e Cosimo Chini, figli di Vieri, già operano con creatività e passione nella Società, in cui i Chini sono nuovamente confluiti come soci.
Questo nuovo corso della Pecchioli ha prodotto in anni recenti opere e collaborazioni prestigiose, ne elenchiamo solo le più significative:
- Stazione Metropolitana Renaissance Center di Detroit (George Woodman);
- Stazione Metropolitana a Buffalo City (George Woodman);
- Buell Theatre di Denver, Colorado (George Woodman);
- Hundertwasser Haus, Vienna (F.Hundertwasser)
- Palazzina direzionale del Porto di Rosignano (Simon Moretti);
- Restauro delle cupole del Caffè Margherita di Viareggio;
- Teatro del Sale del Cibreo, Firenze;
- Rete Show Rooms Ferragamo , Europa, America. Asia;
- Negozi Mantellassi, Firenze e Bologna;
- Hotel Villa San Michele, Firenze;
- Hotel Ripa Verde, Borgo San Lorenzo;
collaborazione con architetti come Richard Rogers, Paolo Felli, Francesco Re, Alberto Breschi, Roberto Monsani e Claudio Caramel.
Inoltre, nel 1990 il Comune di Borgo San Lorenzo ha attivato il progetto "Itinerario Liberty", per la valorizzazione delle numerose testimonianze Chiniane presenti sul territorio, identificate da targhe in ceramica, come pure quelle indicanti le antiche denominazioni delle vie del centro storico, realizzate dalla Franco Pecchioli.